Manifesto della Gentilezza

Che cosa vuol dire essere gentili?
La gentilezza può danneggiare chi la pratica?
La gentilezza è un lusso?
La gentilezza si pratica per ottenere qualcosa?

Ho redatto un Manifesto della Gentilezza in sei punti, per definire meglio cosa è e cosa non è la gentilezza. Mi interrogo da anni intorno a questo tema perché credo che una comunità di persone gentili sia più felice di una che si regge su ostilità e aggressività. Negli anni ho incontrato molte persone che avrebbero potuto superare facilmente le proprie difficoltà umane se solo avessero avuto intorno una comunità in grado di ascoltarle. Invece siamo sempre più soli e sempre più incapaci di gestire e mediare conflitti e divergenze.

Credo infatti nella collaborazione e nel mutuo aiuto. Penso che la gentilezza sia alla portata di tutti, grandi e piccoli, e che non sia roba solo per santi o martiri. Vivere e relazionarci con gli altri ma anche con noi stessi/e con un atteggiamento gentile è alla portata di chiunque, non serve essere ricchi/e per poterlo fare, né adulti, né in possesso di qualità rare. Non è nemmeno qualcosa alla portata di pochi eletti come santi e martiri. La gentilezza non è un martirio, un darsi in pasto agli altri, dire dei si quando vorremmo dire dei “no”, farsi calpestare, etc etc. La gentilezza non è una penitenza né un cammino d’espiazione, non è un obbligo, né deve essere scatenata dai sensi di colpa.
La gentilezza, prima di ogni altra cosa, è cura di noi stessi in quanto persone, una cura estesa a 360°, che fa attenzione alla salute fisica e mentale, che ha rispetto dei desideri e delle necessità. Per essere gentile con gli altri bisogna innanzitutto essere gentili con se stessi.

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